Vegliate e pregate, affinché non entriate in tentazione!

Euros

Nel 1556 – quattordici anni dopo esser fuggito da Lucca per salvarsi la vita – Vermigli scrisse una lettera ai Fratelli di Lucca con un cuore spezzato. La ragione della sue acuta tristezza era che, essendo stato eletto Giampiero Carafa come papa Paolo IV, la Contro Riforma in Italia divenne estremamente violenta e repressiva. Per questo motivo, invece di mostrare un cuore cristiano coraggioso, i pellegrini che avevano camminato con Vermigli nel passato abiurarono la fede. Scrivendo da pastore fedele, Vermigli cerca di farli riflettere sulla causa del loro peccato. A quanto pare, le persone cui Vermigli si rivolge appartenevano agli strati elevati della società e possedevano case, ville, ricchezze ed erano imparentati con la nobiltà cittadina e con commercianti benestanti (“Letter No. 152, To the Brethren at Lucca”, The Peter Martyr Library, V, pp. 159, 167). Pertanto, Vermigli si rivolge loro come segue: “Ritengo che non ci sia nulla che allontani le persone dal primiero desiderio per la fede come l’amore per le ricchezze, ossia il volerle ottenere o il volere preservarle dopo averle ottenute. Queste sono il terreno roccioso sul quale i buoni semi della parola di Dio non possono né radicarsi né crescere; queste sono le spine che soffocano e distruggono la sacra dottrina” (“Letter No. 152, To the Brethren at Lucca”, The Peter Martyr Library, V, p. 158). In seguito, esortandoli al pentimento, Vermigli denuncia i peccati della procrastinazione e della pigrizia in tempo di pace: “Voi non
avete preparato i vostri cuori per affrontare i pericoli che diventavano ogni giorno più
insidiosi. […] Per quale motivo Dio, il nostro meraviglioso Padre, a volte ci fa vivere in pace? Per dissipare la nostra carne nei diletti e nei piaceri del mondo? Perché per un periodo, magari anche prolungato, possiamo trascurare lo zelo per l’adorazione della chiesa, l’esercizio della fede, le buone opere e le preghiere per affannarci accumulando, oro, argento, possedimenti e ricchezze? […] A volte, Dio ci dà tranquillità per farci riflettere in quale misura abbiamo sperimentato il conforto dello Spirito e se siamo pronti a portare le croci che ci attendono” (“Letter No. 152, To the Brethren at Lucca”, The Peter Martyr Library, V, p. 161). Nei giorni in cui stiamo vivendo noi, un sagace conoscitore del cristianesimo e della cultura occidentale, ci esorta a guardare avanti preparandoci a soffrire, in quanto “la nostra identificazione con Gesù farà s^ che il mondo ci risponda nello stesso modo in cui ha risposto a Gesù” (Donald A. Carson, The Intolerance of Tolerance, p. 175). Che il nostro Dio trino ci aiuti a imparare a vivere saggiamente in questi giorni di relativa pace e libertà!

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Natale è per ricordare

christmas-tree-colosseoSappiamo tutti che quando si invecchia la memoria svanisce. Tendiamo a dimenticare le cose più facilmente. Tuttavia, le cose importanti che abbiamo imparato a ricordare non sembra che scivolino via facilmente come le altre. Commentando l’Epistola di Paolo ai Filippesi, il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli (1499-1562) ha esortato i credenti a rendere il ricordo del vangelo del Signore Gesù Cristo la priorità per la nostra memoria:

“Miei cari amici e diletti in Cristo, coloro che studiano le mirabili facoltà della mente umana lodano la nostra memoria e si meravigliano per questo tesoro prezioso, che è il fedele guardiano degli eventi del passato. Pertanto, dovendo essere molto attenti che gli splendidi doni che la natura ci ha elargito non siano danneggiati per colpa nostra, dobbiamo concentrare la nostra memoria non su cose da nulla ma su quanto di più glorioso e benefico esiste. E non c’è nulla nel mondo che sia più degno di ammirazione e prezioso delle opere del nostro grande e buon Dio. Infatti, colui che ci ama intensamente e si cura dei nostri affari, nella sua legge ci comanda spesso di ricordare in noi stessi, con la nostra memoria, le opere meravigliose che ha compiuto per la nostra salvezza. [Dio] non lascerà mai che la sua Chiesa dimentichi nell’indifferenza che negli ultimi giorni del mondo egli ha mandato il suo unigenito Figlio per morire sulla croce per redimere il mondo. [Per questo] egli esibisce Cristo dinanzi a noi [come] l’immagine di Dio [che] che doveva essere fatta discendere dal cielo” (“On the Death of Christ from Saint Paul’s Letter to the Philippians”, The Peter Martyr Library, V, pp.234-235).

Possa questo Natale essere un’altra occasione per ricordare ciò che è più glorioso e utile per noi come esseri umani: la venuta di Gesù Cristo in questo mondo per vivere una vita di perfetta giustizia, per morire come espiazione per i nostri peccati, e per risuscitare per la nostra salvezza. Buon Natale!

~ Pastori Andrea Ferrari e Michael Brown

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Pregate per il Bel Paese!

PMV

In occasione della Domenica della Riforma, la chiesa Filadelfia ha avuto il privilegio di godere del ministero d’insegnamento di Dan Borvan, il quale sta ultimando il suo dottorato in teologia storica ad Oxford.

Insieme a Dan, abbiamo ripercorso le vicissitudini di Pietro Martire Vermigli – il maggiore riformatore italiano – il quale, nel 1542, lasciò il nostro Bel Paese alla ricerca di una vera chiesa, dove si predicasse tutto il consiglio di Dio, si amministrassero in modo legittimo e appropriato i sacramenti del battesimo e della cena e dove si esercitasse una disciplinata e coerente cura pastorale.

Abbiamo considerato che i tre segni della vera chiesa – l’accurata esposizione della Scrittura, la corretta amministrazione dei sacramenti e la disciplina pastorale – sono anche la missione della chiesa (cfr. Matteo 28:18-20). Infatti, è così che secondo il racconto degli Atti degli Apostoli nascevano e crescevano le chiese (cfr. Atti 2:42).

Nell’applicare a noi stessi le lezioni che abbiamo imparato dalla vita di Vermigli (cfr. Ebrei 13:7), ci siamo concentrati sul fatto che Vermigli ha dedicato tutta la sua vita ad istruire altri uomini nelle materie bibliche e teologiche in vista del ministero pastorale. Per Vermigli, l’educazione teologica non era fine a se stessa, né aveva come fine il prestigio accademico o la rilevanza culturale. Piuttosto, per lui l’istruzione teologica aveva come scopo il servizio di Dio mediante il servizio della sua chiesa.

Alla fine, Dan Borvan ha osservato che anche se la Riforma in Italia al tempo di Vermigli sembrò abortire a motivo dell’inquisizione cattolico-romana, in realtà è continuata e sta continuando. Perciò, pregate con noi e per noi affinché Dio susciti ancora nel Bel Paese dei ministri della parola e dei sacramenti come Vermigli!

~ Pastore Andrea Ferrari

 

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Non C’è Nulla di Nuovo Sotto il Sole : Missiologia Ieri e Oggi

Lords SupperLeggendo gli Atti degli Apostoli e le Lettere del Nuovo Testamento, ci rendiamo conto che gli apostoli, i missionari, gli evangelisti e i cristiani in generale vivevano in modo ordinario, cercando di praticare in modo spontaneo il vangelo. E questo anche a riguardo del grande mandato missionario affidato dal Signore alla chiesa (Matteo 28:18-20). Come Daniele e i suoi amici, anche i cristiani del primo secolo erano dispersi come esuli nel regno idolatrico e ostile di Babilonia (I Pietro 1:1; 5:13). Pertanto, non dovrebbe essere anacronistico affermare che, anche in quel periodo, i cristiani si ritrovavano a vivere in un ambiente socio-culturale che potremmo definire pluralista e secolarizzato (pagano!).

Vi sono diverse affinità tra la cultura antica e quella contemporanea in Occidente. Dopotutto, si tratta pur sempre dell’esistenza umana! Questa riflessione ci aiuta a considerare che anche noi, nel contesto socio-culturale della nostra Europa pluralista e secolarizzata (pagana!) del ventunesimo secolo, dovremmo vivere e annunciare il vangelo con la medesima semplicità e spontaneità dei primi cristiani, confidando negli strumenti e nel metodo che il Signore Gesù e i suoi apostoli ci hanno trasmessi. Infatti, secondo il paradigma della chiesa di Gerusalemme, in seguito furono formate altre chiese sulla base dell’insegnamento apostolico, della comunione fraterna, dei sacramenti e delle preghiere nella casa di Dio (Atti 2:42; cfr. Isaia 56:7; Matteo 21:13). È così che i riformatori del Cinquecento hanno fondato chiese in tutta Europa ed è così che anche noi dovremmo stabilire chiese nel ventunesimo secolo.

In una lettera scritta al movimento missionario riformato polacco nel 1556, il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli insiste proprio su questi principi. Pensando alla Polonia come a un campo di missione, Vermigli si rallegrava per “lo zelo rispetto all’adorazione di Dio” di quelle poche chiese nascenti e le elogiava per i loro sforzi “nella purificazione della religione di Cristo” (“Letter No. 126, “To the Polish Lords Professing the Gospel and to the Ministers of Their Churches”, The Peter Martyr Library, V, p. 142). L’allegrezza e l’incoraggiamento sentiti da Vermigli derivavano dal fatto che quello e soltanto quello rappresentava il giusto inizio di ogni sforzo missionario: “Il primo passo verso la vera pietà è conoscere rettamente ciò che Dio vuole che adoperiamo nell’adorarlo” (Ibid., p. 143). E rivolgendosi ai pastori del gregge insisteva sulla medesima verità: “Voi, reverendi pastori, che siete responsabili delle chiese di Dio, vi esorto e vi raccomando in Cristo: non fate ritardo alcuno nel restaurare il tempio [del Signore]” (Ibid., p. 145). Ma come procedere all’edificazione delle chiese? Che cosa si doveva fare per Vermigli in una terra superstiziosa e pagana come la Polonia del Cinquecento? In che modo dovevano agire i missionari per affrontare l’idolatria nelle città e nei villaggi polacchi?

Il primo ingrediente necessario è, secondo Vermigli, l’insegnamento della Bibbia. “Quando parlo di fede – afferma il riformatore fiorentino – non mi riferisco alla fede che le persone si fabbricano col proprio ingegno, con invenzioni della propria immaginazione, o secondo opinioni dettate dall’umana prudenza. Mi riferisco a quella fede che, come insegnò Paolo, non viene da un udire qualsiasi, bensì dalla sola parola di Dio, che possediamo per grazia di Dio nelle sacre scritture” (Ibid., p. 143). Il secondo ingrediente fondamentale è applicare con cura l’insegnamento della Scrittura ai sacramenti: “Si devono estirpare del tutto e fino in fondo semi cattivi e radici marce, perché se si trascurano all’inizio sarà molto più difficile farlo in seguito. Bisogna fare molta attenzione che si faccia così il più sinceramente possibile rispetto ai sacramenti, specialmente nell’Eucaristia perché lì, credetemi, si celano i semi velenosi dell’idolatria” (Ibid., p. 145). Infine, c’è la cura pastorale e il governo del gregge. “I cristiani non dovrebbero preoccuparsi troppo di riti e cerimonie esteriori, bensì di nutrirsi della parola, di essere istruiti dai sacramenti, di essere ferventi nelle preghiere e di abbondare nelle opere buone conducendo una vita esemplare. [Per questo motivo] vi esorto a fare di tutto per praticare la disciplina nelle vostre chiese il più presto possibile, perché […] ci affaticheremmo invano senza disciplina” (Ibid., p. 147).

Che Dio ci aiuti affinché anche nell’Europa del ventunesimo secolo possiamo recuperare la veneranda missiologia dei “tre segni”!

~ Pastore Andrea Ferrari

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

I quattro benefici della disciplina per le pecore

Shrek
Probabilmente avete sentito la storia di Shrek, una pecora “merino” della Nuova Zelanda che non molto tempo fa si è guadagnata una fama internazionale per essersi nascosta dai suoi pastori per un periodo di sei anni. Perché? Per il semplice fatto che odiava di esser tosata! Questa razza di pecore ha bisogno di essere tosate almeno una volta all’anno. Sebbene il processo non sia doloroso e richieda soltanto un periodo di circa dieci minuti Shrek l’ha detestato a tal punto da rimanere lontana dal gregge, andando piuttosto a nascondersi nelle grotte. La povera bestia ha cercato di essere il proprio pastore, prendendosi cura di se stessa.

I pastori di Shrek non l’hanno quasi riconosciuta quando l’hanno ritrovata. Aveva infatti più di 25 chili di vello sul corpo, cioè abbastanza lana da produrre più di venti abiti da uomo! Un “cappotto” di tale spessore può recare seri rischi alla salute delle pecore: non possono muoversi liberamente, potrebbero soffrire lo stress termico nella stagione calda e, se il manto diviene troppo spesso, potrebbero rimanere intrappolate a piante e cespugli senza potersi liberare. Così, potrebbero diventare cibo per predatori o, peggio ancora, procurarsi una morte di stenti.

La storia di Shrek è simpatica, ma è anche un’efficace illustrazione dell’importanza della disciplina nella chiesa. Come Shrek, anche noi a volte ci troviamo a voler abbandonare il gregge al quale apparteniamo, pur sapendo che tale gregge è la chiesa visibile di Cristo. Qualche volta, preferiamo anche noi nasconderci nelle grotte e vivere badando da soli ai nostri bisogni. Non ci piace dover render conto a qualcuno se non a noi stessi. Vogliamo vivere autonomamente e nell’anonimato. Pur percependo che questo non è un buon atteggiamento, tutti noi abbiamo una tendenza innata a voler essere come Shrek.

Il nostro Buon Pastore sa che le sue pecore hanno questa inclinazione. Ecco perché, nel suo amore e nella sua cura verso di noi, egli ci ha donato la benedizione della disciplina di chiesa. Di seguito, rifletteremo su quattro benefici che la cura e la disciplina della chiesa ci recano.

  1. LA DISCIPLINA DI CHIESA MI RICORDA CHE APPARTENGO A CRISTO

Come cristiani, noi non apparteniamo a noi stessi perché siamo stati comprati a caro prezzo (I Corinzi 6:19-20), ossia il prezzo del sangue del nostro Buon Pastore, il quale ha dato la sua vita per la sue pecore (Giovanni 10:11). Pertanto, non siamo noi i padroni della nostra vita! Gesù è il nostro Signore! La sua giustizia mi ha reso giusto davanti a Dio e la sua morte sulla croce ha cancellato il grande debito che avrei dovuto pagare. Egli mi ha promesso vita eterna nella resurrezione e poiché è il Signore che mi ha redento e mi governa ha il diritto di pretendere che cosa devo credere e come devo vivere. La disciplina di chiesa mi aiuta a essere responsabile nella dottrina e nella pratica. Se provassi ad allontanarmi, Gesù mi amerebbe a tal punto da venirmi a riprendere per riportarmi indietro usando l’amorevole cura della disciplina di chiesa.

2. LA DISCIPLINA DI CHIESA MI RICORDA CHE APPARTENGO AL GREGGE DI CRISTO

Il cristianesimo non è un’esperienza individualistica. Seppure la fede in Cristo e la comunione con lui è personale, non è mai un’esperienza privata. La predicazione, il battesimo e la cena sono eventi collettivi. Quando siamo stati battezzati siamo divenuti parte della comunità del patto che Cristo ha istituito. Così siamo stati fatti pietre viventi del suo tempio (I Pietro 2:4-10) e membri della famiglia di Dio (Efesini 2:19-22). Cristo ci ha fatto entrare come sue pecore nella sicurezza del suo ovile, guidandoci in verdeggianti pascoli e cibandoci con il ministero della sua parola per farci crescere e maturare (Efesini 4:11-16). Tale crescita avviene nel contesto della vita della chiesa locale, una chiesa con pastori, anziani, diaconi e membri, i quali condividono la vita del corpo di Cristo. È un dato di fatto che nel Nuovo Testamento non si trova nessun riferimento a cristiani che pensano di poter fare a meno di essere membri di una chiesa, sottraendosi così alla cura disciplinata della chiesa. Cristo non vuole che le sue pecore siano sparpagliate qua e là nelle grotte, come Shrek, mentre cercano di pascersi da sé! Questo non è quanto egli ha stabilito. Piuttosto, il Signore ha creato una comunità alla quale appartengono i singoli cristiani. Siccome la disciplina di chiesa si occupa della dottrina in cui credo e della coerenza della mia condotta, mi rammenta che sono un membro vivente del gregge del Buon Pastore.

  1. LA DISCIPLINA DI CHIESA AIUTA IL GREGGE A RIMANERE IN BUONA SALUTE

Il Buon Pastore ama le sue pecore e desidera che siano in salute. Cristo non solo usa la parola e i sacramenti, ma anche la cura e la disciplina pastorale della chiesa. Infatti, la disciplina serve ad applicare la sua parola alla nostra vita, per l’amore della purezza della chiesa, della sua crescita e del suo nutrimento spirituale (Matteo 18:15-17; I Corinzi 5). Quando siamo tentati di vivere nella disobbedienza, Cristo usa la disciplina della chiesa per metterci in guardia di fronte alle conseguenze del nostro peccato (Romani 16:17; II Tessalonicesi 3:6; Tito 3:10). Se usciamo fuori strada, il Signore usa la disciplina per correggerci al fine di riportarci a essere nutriti della sua parola e a camminare nei suoi sentieri di giustizia (Giacomo 5:19-20). L’obiettivo della disciplina di chiesa non è svergognare o punire, ma di far vivere! Anche in quei tristi casi in cui una persona rifiuta ostinatamente di pentirsi e deve essere scomunicata secondo la parola di Dio, la possibilità per il pentimento è ancora possibile. Questo è il motivo per cui nelle nostre chiese esiste una “formula per la riammissione” che segue la “formula per la scomunica”. Il pentimento e l’integrazione sono sempre i fini della disciplina.

  1. LA DISCIPLINA DI CHIESA MOSTRA L’AMORE DEL PADRE CELESTE

Come spiega bene la Lettera agli Ebrei, un padre che non corregge mai i suoi figli è un padre cattivo! Un buon padre disciplina con costanza e con amore i figli: “Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recare gioia ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Ebrei 12:7-11).

Lasciamoci dunque formare dalla cura e dalla disciplina della chiesa! Invece di disprezzarla, rendiamo grazie a Dio per avercela donata! Impegniamoci a pregare per i nostri pastori e per i nostri anziani che hanno la difficile responsabilità di essere fedeli a Cristo vegliando sul suo gregge, amministrando la disciplina secondo la sua parola. Riceviamo con premura il comando del nostro Buon Pastore: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità” (Ebrei 13:17). Ricordiamoci della nostra professione di fede quando siamo diventati membri della chiesa di Cristo onorando il nostro Buon Pastore, il Signore della nostra vita! E badiamo bene a non agire come Shrek!

~ Pastore Mike Brown

Shrek shearing

Shrek riceve quanto aveva bisogno, anche se lo aveva evitato per troppo tempo!

Shrek better

 

 

 

 

Adesso Shrek è molto più bella e si sente meglio!

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Il Vangelo: Il Nostro Unico Conforto in Vita e in Morte

HC 1Nel febbraio del 1551 morì il riformatore Martin Bucero e Pietro Martire Vermigli, il riformatore italiano che era suo caro amico, scrisse una lettera di condoglianze a Wibrandis Rosenblatt, la vedova di Bucero. Lo scopo di Vermigli era di arrecare “un po’ di conforto con la [sua] lettera” (“Letter No. 59, “To the Widow of Martin Bucer”, The Peter Martyr Library, V, p. 115). Ma come confortare qualcuno dinanzi alla realtà della morte?

Studiosi di molte discipline hanno osservato che oggi i media nascondono deliberatamente la realtà della malattia, della vecchiaia e della morte. Tutto deve apparire smagliante, spettacolare, bello e desiderabile perché altrimenti, di fronte al corso naturale dell’esistenza, gli uomini dispererebbero non trovando alcun conforto. Infatti, è proprio questa reazione che provoca in noi la realtà della morte! Nella sua lettera alla vedova di Bucero, Vermigli, dolendosi con lei, considera che il vangelo “mostra che la morte è la pena e il castigo per il peccato, così che la percezione di quel castigo e dell’ira di Dio ammonisca e insegni quanto il peccato sia orribile e abominevole” (Ibid., p. 117). Ed ecco perché “le persone prive della speranza cristiana lamentano la propria morte senza trovare consolazione” (Ibid., p. 119).

Tuttavia, coloro che appartengono al fedele Salvatore Gesù Cristo gustano il conforto perfino dinanzi alla “selvaggia morte” (Ibid., p. 115). Infatti, nel consolare la vedova di Bucero, Vermigli osserva che la sua morte era stata un bene per lui “affinché cessasse dal dover morire a se stesso ogni giorno”. “Adesso – riflette ancora il riformatore fiorentino – [Bucero] vive al sicuro [e] perciò non lamento la [sua] dipartita perché, essendosi rotto il vaso di terra del suo corpo, è tornato al Dio che lo aveva mandato nel mondo” (Ibid., p. 118).

Fratelli e sorelle, nel pensare al conforto del vangelo, consideriamo con uno spirito di preghiera tutti quelli che vivono nel timore della morte e sono così tenuti schiavi del diavolo per tutta la loro vita (Ebrei 2:14-15). E pensando a coloro che in Italia, in Europa e nel mondo intero sono ancora sotto il potere della morte, preghiamo che siano salvati (Romani 10:1) e che – come Vermigli pregava per la vedova di Bucero – per la misericordia divina “la fede, la speranza e l’amore [li] consolino” (Ibid., p. 120).

~ Pastore Andrea Ferrari

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Pregare il Signore della mietitura

Tuscan harvest

Nei giorni della sua carne, il nostro Signore Gesù Cristo era spesso circondato da grandi folle. Vedendo le folle, ne aveva compassione perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore (Matteo 9:35-36). In questi frangenti, colui che era venuto per essere il Buon Pastore pensava alle invettive degli antichi profeti, i quali avevano denunciato la corruzione dei pastori d’Israele (cfr. Ezechiele 34) e annunciato la promessa della venuta di pastori secondo il cuore di Dio (cfr. Geremia 3:15).

Anche il riformatore fiorentino Pietro Martire Vermigli, dinanzi al declino della cura pastorale nelle chiese cristiane della sua epoca, non solo denunciò la corruzione di chi avrebbe dovuto pascere il gregge, ma soprattutto volse lo sguardo al Signore della mietitura che era “salito in alto” promettendo di donare alla chiesa pastori e dottori (Efesini 4:8-12). Infatti, Robert M. Kingdon spiega che “Pietro Martire Vermigli fu tra i teologi principali nell’insistere su una definizione di una vera chiesa basata sui ‘tre segni’ ”, ossia basata sulla pura predicazione del vangelo, sulla corretta amministrazione dei sacramenti e su un attento governo ecclesiale (“Ecclesiology: Exegesis and Discipline”, in A Companion to Peter Martyr Vermigli, p. 378). Per questo motivo, in una lettera ai fedeli della chiesa di Lucca – scritta poco dopo la sua fuga dall’Italia nel 1542 – Vermigli narra del suo soggiorno a Strasburgo, dove incontrò Bucero. Riflettendo sul fatto che “c’è bisogno di pastori [e che] si soffre per la loro mancanza”, Vermigli considera quale benedizione fosse il ministero di Bucero per la città e conclude il suo pensiero con una forte esclamazione: “Cari Fratelli, ecco: ci sono davvero vescovi santi al nostro tempo!” (“Letter No. 6, “To All the Faithful of the Church of Lucca”, The Peter Martyr Library, V, p. 97). Tornando poi al fatto che a Lucca si soffriva per la mancanza di veri e santi vescovi, Vermigli afferma: “Ho pregato e continuo a pregare [per questo bisogno]” (Ibid., p. 98).

Fratelli e sorelle, siccome anche oggi l’Europa è un grande campo per la mietitura ma gli operai sono pochi, ascoltiamo l’esortazione del Maestro e, come Vermigli, preghiamo “il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse” (Matteo 9:37-38).

~ Pastore Andrea Ferrari
Chiesa Evangelica Riformata ‘Filadelfia’, Novate, Milano

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Ciò di cui ha Bisogno la Chiesa in Italia è Qualcosa di Ordinario

Perugia agriturismo

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggigiorno, ordinario è una cattiva parola. In una cultura costantemente alla ricerca della prossima grande novità, chi vuole una cosa ordinaria? Vogliamo ciò che è spettacolare. Vogliamo tutto quello che è più grande, migliore ed eccitante. Desideriamo gadget straordinari, figli straordinari e vite straordinarie. Per sentirsi approvati come persone, non ci si deve accontentare di ciò che è ordinario.

Il nostro approccio alla chiesa non è molto differente. In un mondo che esalta la novità, l’innovazione e la rilevanza, l’aspettativa è che i pastori siano alla moda, che il culto dia sensazioni meravigliose, e che l’insegnamento sia utile per la nostra lista aggiornata di cose di cui sentiamo di aver bisogno. Non vogliamo ministri ordinari di chiese ordinarie, ma celebrità al di sopra delle righe che guidino movimenti di trasformazione che in fretta possano avere un impatto radicale nella nostra vita. Vogliamo chiese che siano degne della nostra personale ricerca dello spettacolare. Vogliamo chiese che siano degne di noi.

In un’epoca come la nostra, perché dovremmo affannarci a fondare chiese che sono dedite al ministero ordinario della Parola e dei sacramenti? Un tale impegno sembra controcorrente e non intuitivo. Eppure questo è precisamente ciò che il Capo della chiesa ci ha chiamati a fare. Prima di ascendere al cielo, Gesù ci consegnò i nostri ordini:

Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen». (Mat. 28:18-20)

Lo scopo della missione della chiesa è di fare discepoli. Gli strumenti della missione della chiesa sono il ministero ordinario della Parola e del sacramento nella chiesa locale.

Questo diventa chiaro quando consideriamo il modo in cui gli Apostoli intrapresero l’adempimento del Grande Mandato. Dopo aver ricevuto la potenza dello Spirito (Atti 2:1-4), predicarono il vangelo (vv. 14-36), battezzarono persone (vv. 37-41) e cominciarono a riunirsi ogni settimana con coloro che erano perseveranti nel seguire l’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere (v. 42). Non molto tempo dopo aver ricevuto il loro mandato, fondarono una chiesa.

L’intero libro degli Atti continua a documentare questo modello di fondazione di chiese dedite agli strumenti ordinari della grazia, in accordo con la profezia di Gesù che gli Apostoli sarebbero stati testimoni “a Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, fino ai confini del mondo” (1:8). Gli Apostoli andarono nel mondo a predicare il vangelo, battezzando i credenti e le loro famiglie, e fondando congregazioni dove nominavano anziani per curare i nuovi discepoli (14:21-23). Quest’opera continuò nella transizione dagli Apostoli ai ministri ordinari (1 e 2 Timoteo; Tito), e continua fino ai giorni nostri (Efe. 4:1-16).

La necessità di fare discepoli da parte della chiesa locale è essenziale. Questo è il mezzo scelto da nostro Signore per radunare il Suo popolo redento, nutrirlo con la Sua Parola, accogliere la loro adorazione, curare la loro fede e unirli in una comunità radicata e fondata sull’amore (Rom. 12; Efe. 4; Fil. 1:27-2:11). La chiesa locale è una manifestazione del popolo che appartiene a Cristo, e anche il luogo dove Egli li incontra attraverso gli strumenti che Egli stesso ha ordinato: un ministero ordinario della Parola, l’acqua, il pane e il vino.

Questi strumenti non appaiono spettacolari al mondo. Non v’è nulla di particolarmente eccitante o innovativo nel ministero della predicazione, nel battesimo e nella Cena del Signore. È la stessa routine ogni settimana. Ascoltiamo la proclamazione delle Scritture, andiamo alla tavola del Signore, cantiamo, preghiamo, godiamo della comunione e infine torniamo a casa. Non c’è alcuno spettacolo d’intervallo, nessun concerto rock, nessuna celebrità. È semplice, ordinario, perfino noioso a volte. Per la verità, è eccitante come guardare un albero che cresce.

Tuttavia Gesù disse che la venuta del Suo regno è proprio come la crescita di un albero (Luca 13:18-19). Un albero non cresce attraverso grandi e meravigliosi eventi, ma attraverso la lenta, costante dieta di sole e pioggia, anno dopo anno. Lo stesso vale per il regno di Dio. La maggior parte delle volte, questo non cresce attraverso quelle cose che il mondo considera segni di successo: grandi edifici, grandi finanze e grandi nomi. Invece, cresce nei semplici e spesso piccoli servizi in cui viene proclamato il vangelo. Cresce dove i credenti ed i loro figli sono battezzati nella comunità del patto. Cresce dove i peccatori penitenti vengono ad una santa mensa che appare minuta ed insignificante. Cresce dove i membri ordinari della congregazione si amano e si servono l’un l’altro. Cresce in quelle poco attraenti riunioni serali degli anziani in cui essi cercano di prendersi cura fedelmente del gregge del Signore.

Non abbiamo bisogno di più movimenti, di più conferenze e di più celebrità. Non abbiamo bisogno di grandi innovazioni. Ciò di cui abbiamo bisogno sono più chiese dedite alla prassi con cui sono stati fatti discepoli sin da quando gli Apostoli fondarono una chiesa a Gerusalemme duemila anni fa: il lento, non spettacolare, ordinario ministero della Parola e dei sacramenti, con cui Dio risuscita peccatori morti e crea una viva comunione di santi.

Per la potenza e la grazia di Dio, noi cresciamo insieme come un albero la cui gloria non apparirà completa se non alla fine dell’età corrente. Fino ad allora, lo straordinario compete a Dio. Il nostro compito è di essere fedeli nell’adempiere al ministero che Cristo ci ha affidato, per quanto ordinario esso possa essere.

 

Pubblicato in TableTalk magazine, 1 Nov. 2013

Il rev. Michael G. Brown è pastore della Christ United Reformed Church a Santee, California. È autore di Cristo e la Condizione.

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

La grande priorità nell’opera missionaria in Italia oggi

200286501-001Nel XVI secolo diversi riformatori e molti credenti protestanti furono all’improvviso senza una vera chiesa. Se consideriamo il peso che la chiesa cattolico-romana aveva allora nella vita della società e delle persone, non sarà difficile comprendere che, dopo il tramonto delle speranze per una riforma interna della chiesa, molti credenti cominciarono a sentirsi dei forestieri dispersi nel regno di Babilonia (I Piero 1:1, 5:13), proprio come si sentirono anticamente Daniele e i suoi compagni dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio. Molti cristiani presero a vivere come esuli o extracomunitari pur essendo nella terra natia, anelando al puro latte spirituale e alla comunione dei santi! Improvvisamente, in molti si resero conto che l’Europa era un campo per le missioni perché cercando una vera chiesa, che fosse il più possibile vicina, le possibilità erano molto poche.

Tra questi credenti dispersi alla ricerca di un asilo vi era il fiorentino Pietro Martire Vermigli. In una lettera sul tema del “fuggire dalla persecuzione”, Vermigli riflette su quante e su quale tipo di chiese si potevano trovare in Italia, Francia e Belgio e commentava tristemente: “Non vedo come si possa affermare che siano state organizzate chiese visibili in quelle regioni, chiese fondate su sani principi e dove si proclama il puro insegnamento di Cristo, dove i sacramenti sono amministrati legittimamente e dove si pratica una qualche forma di disciplina” (“Letter No. 5, On Flight in Persecution”, The Peter Martyr Library, V, p. 85). E, rispondendo a coloro che lo accusavano ingiustamente per essere fuggito dall’Italia, aggiungeva: “Dovremmo dire, più correttamente, che chi fugge da quei luoghi si unisce alle chiese e non che le abbandona. Coloro che fuggono per amore della verità si recano dove si possono ascoltare quotidianamente sermoni sacri, dove i sacramenti sono amministrati in modo legittimo e con regolarità, dove Dio è adorato dai credenti raccolti insieme, dove validi pastori sono stati ordinati e dove la vita comune dei credenti è ben ordinata e governata” (Ibid.).

Mentre guardava alla condizione spirituale dell’Europa del Seicento, questa era la grande priorità per Vermigli: c’era bisogno di vere chiese cui i credenti potessero unirsi. Qual è, secondo voi, la grande priorità per l’opera missionaria in Italia oggi?

~ Pastore Andrea Ferrari

Posted in Non categorizzato | Leave a comment

Vermigli sulle due parti della Scrittura: La Legge e il Vangelo

PMV

Il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli sosteneva che “tutte le cose che sono contenute nelle sacre Scritture devono essere rinviate a due verità principali: la legge e il vangelo” (Com. sul libro di Giudici, Londra, 1564, p. 1)

In un sermone esposto a studenti di teologia dell’Università di Oxford, Vermigli spiega che le due tavole della legge di Dio hanno lo scopo di “umiliarci nel terrore per aver trasgredito anche il minimo dei suoi comandamenti” (“Life, Letters, and Sermons”, The Peter Martyr Library, V, p. 302). Difatti, la nostra condizione umana dinanzi a Dio è vissuta all’insegna di ciò che la legge esige da noi. E qui sta il nostro problema, perché in Adamo, rispetto alla legge di Dio, siamo colpevoli e corrotti. Per questo motivo, nei servizi divini delle chiese riformate di solito si legge il Decalogo, per umiliarci nel terrore per aver trasgredito anche il minimo dei comandamenti. La legge di Dio ci mostra quanto siano grandi il nostro peccato e la nostra miseria. Ecco perché, sempre nelle parole di Vermigli, “chi è estraneo a Cristo e non crede non può far nulla per piacere a Dio” (“Predestination and Justification”, The Peter Martyr Library, V, p. 171).

Tuttavia, se da una parte la legge ci mostra il nostro peccato dall’altra il vangelo ci mostra il nostro perdono e la nostra giustificazione. E, ancora una volta, questo è il motivo per cui nei nostri servizi divini, dopo la lettura del Decalogo e la confessione dei peccati, si annuncia la promessa del vangelo. Prima di tutto, il vangelo ci mostra che Cristo dona il perdono ai peccatori perché ha portato le loro iniquità, così che fosse come se non avessero mai trasgredito alcuno dei comandamenti. Ma non è tutto e c’è qualcosa di ancor più meraviglioso che il vangelo ci mostra: la perfettissima ubbidienza di Cristo alla legge diventa nostra, come se avessimo sempre ubbidito appieno a quella legge!

Queste nostre riflessioni ci fanno comprendere bene perché Vermigli insisteva nell’insegnare che “il vangelo deve essere distinto dalla legge e la legge dal vangelo” (“Predestination and Justification”, p. 114). Questa è la nostra fede e ciò di cui ci gloriamo: i meriti di Cristo, perché “la vita eterna è la ricompensa di tale giustizia” (“Predestination and Justification”, p. 150).

~ Pastore Andrea Ferrari

Posted in Non categorizzato | Leave a comment